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La cattedrale di San Nicola di Ottana

 

La diocesi di Ottana ha il suo primo vescovo attestato nel 1112, nella persona del camaldolese Zanetti. Dalla cronotassi riportata dal Turtas risulta di origine spagnola soltanto un vescovo: Giovanni Perez, parroco in diocesi di Cuenca, eletto nel 1501, ultimo titolare della diocesi di Ottana prima del trasferimento ad Alghero della sede.

Se la cronotassi si limita a fornirci un solo nominativo di origine spagnola, molto più importante è leggere le lettere che Fernando scrisse al papa, dove fa appello al suo diritto di nomina, ma che in questo caso sembra non trovare il favore della Sede apostolica.

Leggiamo quanto scrive Fernando e poi sottolineeremo alcune particolarità:

  1. XI. 1482. – Madrid – Fernando al Papa Sixto IV, suplicándole provea del obispado de Ottana, en Cerdeña, a fray Guillermo Oller, confesor del infante don Enrique, lugarteniente en Cataluña. […] habemus Deo inmortali graciam, quod neminem hactenus Beatitudini Vestre ad episcopatum presentauimus, qui illo non esset dignissimus. Idem modo in ecclesia Esanensi, que sine pastore est, faciemus. Est diuque fuit illustri patruelis nostri confessor, frater Guillermus Oller, vir vite admodum religiose et erudicionis ad regendas animas necessarie, nobis quoque fidelis et gratus. Hunc virum suplicamus Beatitudini Vestre ut Osenensis ecclesie preficiat; nam et vite integritate ad exemplum et litteris proderit ad doctrinam, fide quoque in nos sua diocesanos suos fideliores nobis efficiet, quod est ad regnorum pacem perquam necessarium. Et quoniam sine jactura animarum diu sine pontifice ecclesie esse non possunt, suplicamus ut promocionem non differat Beatitudo Vestra… L. Gonçales, secretarius.[1]

 

La prassi è sempre la stessa: patrocinare un prelato e suffragare la sua nomina con alcune notazioni di particolare rettitudine morale del candidato e di certezza della sua fedeltà (al Re, non principalmente al Papato, né tampoco alla Sardegna). Anche qui, come accadde per la richiesta di spostamento del vescovo castrense Jover, la richiesta del Re non verrà accolta da Sisto iv, il quale nominerà alla cattedra ottanense il canonico di Sassari Domenico de Milia (1483-ante 23 lug. 1501).

Leggiamo ancora tra la corrispondenza del Re Ferdinando:

  1. XI. 1482. Madrid – Fernando ordena al virrey de Cerdeña no admita otras bulas para el obispado de Ossana, vacante por muerte de fray Luis Camanyes, si no vienen a favor de fray Guillermo Oller, confesor del infante don Enrique.   Don Fernando, etcetera. Al spectable, magnifich, amat conseller e camarlench nostre, mossen Eximen Perez scriua de Romani, visrey nostre en lo regne de Serdenya, salut e dilectio. Per quant nos lo dia present e infrascrit, a suplicacio del illustre infant don Enrich, nostre molt car e molt amat cosingerma e loctinent general en lo principat de Cathalunya, rene de Mallorques e illas a aquell adjacents, hauem feta promesa del bisbat de Ossaua, que ara nouament ha vacat en aqueix regne, per mort de fra Luis Camanyes, ultimo posseydor de aquell, en persona del amat nostre fra Guillem Oller, een fauor de aquell hauem scrit a nostre Sant Pare li atorgue les bulles necessaries, e sia nostra ferma voluntat que lo dit fra Guillem Oller, e non alta persona alguna, haia e obtenga lo dit bisbat, vos diem e manam stretament, ab tenor de les presents, de nostra certa sciencia e consulta, a pena de mil florins d or, que, si bulles o prouisions algunes apostoliques vos seran presentades del dit bisbat, de aquelles no atorgueu exequtories, ni doneu loch que, en virtud de aquelles, se prenga la possessio del dit bisbat, fins en tant les bulles del dit fra Guillem sien vengudes; les quals vistes, de continent atorareu a aquell les exequtories necessaries, e li manareu liurar la possesio del dit bisbat, segons os, en virtud de les presnts, ara per llauors, li atorgam e li inuestim aquell, fahent li respondre e acudir dels fruyts, rendes e emoluments del dit bisbat; e entretant quel es dites bulles tardan en venír, per major seguretat del dit fra Guillem, possareu en sequestre les dites rendes, fruyts e emolumnts del dit bisbat, fins a tant lo dit fra Guillem haja obtessa la possessio de aquell. E no façau lo contrari, en manera alguna, si nostra gracia haueu cara, e la pena sobredita desijau euivar; car nos, per contemplacio del dit illustre Infante, e perque grans dies ha li tiniem promes lo primer bisbat que en aquex regne vacaria per lo dit frare, volem aquell e no altre lo haja… Ludouico Gonçales.[2]                                                             .

 Anche se in queste occasioni il diritto al patrocinio del Re non viene rispettato, e questo può portare a ritenere che in realtà la chiesa non vedesse di buon grado queste ingerenze, è pacifico che a tutto ciò faccia da imponente contraltare l’inconfutabile provenienza spagnola di almeno diciassette vescovi della nuova sede titolare dei territori delle soppresse Castro, Bisarcio e Ottana: Alghero.

Non è il compito che ci siamo proposti quello di analizzare ogni nomina, sia essa ecclesiastica o civile, nelle istituzioni amministrative del nord Sardegna, ma riteniamo che, per come si presenta la realtà e per le evidenze documentali, la concessione di diritti di investitura ecclesiastica fu un istituto di cui la Corona d’Aragona fece largo utilizzo, e le motivazioni sono già state esposte.

 

Alcune notizie sulla chiesa cattedrale di San Nicola di Ottana:

L’imponente chiesa di S. Nicola domina da un’altura l’abitato di Ottana e s’impianta su una chiesa preesistente, ad aula mononavata con abside a est, individuata nel corso dei restauri del 1973-76 e forse altomedioevale, intitolata al santo vescovo di Mira, e mantenuta poi nella dedicazione all’edificio attuale. L’edificio divenne cattedrale della diocesi di Ottana e fu ricostruito entro il 1160, quando venne consacrato dal vescovo Zaccaria, come tramanda l’epigrafe in una striscia di pergamena, che si conservava dentro un astuccio metallico rinvenuto all’interno dell’altare.

L’impianto romanico è a croce commissa, con abside orientata, bracci del transetto voltati a botte, aula mononavata con copertura lignea. La fabbrica si svolse in due tempi: al primo spettano la costruzione dell’abside, del transetto e del fianco settentrionale, al secondo la facciata e il fianco meridionale, dove la linea di sutura s’individua lungo i conci di ammorsatura del campanile a canna quadrata, che non superò la fase progettuale.

Il carattere unitario della fabbrica è provato dall’uniformità dei paramenti murari in cantoni trachitici di media pezzatura; le differenze sono dovute al cambiamento di forme e ritmi delle archeggiature, che nell’abside e nel fianco nord sono a doppia ghiera tagliata a filo, mentre nel fianco sud e nella facciata hanno ghiere modanate e raccordano coppie di lesene; nel frontone est e nelle testate orientali del transetto sono interpretate con piccoli archetti semicircolari dove si aprono rispettivamente una luce cruciforme e monofore centinate a doppio strombo; è quindi un susseguirsi quasi ipnotico di variazioni sul tema dell’archetto, che in questo straordinario monumento raggiunge molteplici declinazioni.

La facciata al primo ordine è tripartita con l’apertura, nello specchio mediano, del portale architravato con l’arco di scarico e ai lati arcatelle che delimitano gli specchi con losanghe a più incassi; il secondo ordine è ancora tripartito con la riproposizione delle losanghe e nello specchio centrale una bifora; infine, nel terzo ordine le arcatelle sono cinque e gli specchi ospitano bacini ceramici di colore verde con venature gialle.

Nel braccio nord del transetto si conserva l’importante dipinto trecentesco conosciuto come Pala di Ottana. Si tratta di un polittico a tempera su tavola, attribuito al Maestro delle tempere francescane. Rappresenta nel trittico inferiore i Santi Nicola e Francesco e storie della loro vita. Grazie ai personaggi identificati dall’iscrizione dipinta e rappresentati ai piedi della Madonna col Bambino nella tavola superiore il vescovo francescano Silvestro di Ottana e il donnicello (erede al trono giudicale) riconosciuto come il giovane Mariano iv d’Arborea si può datare tra il 1339 e il 1343[3].

 

[1] De la Torre A., a cura di, 1949, Documentos sobre relaciones internacionales de los Reyes Catolicos. 1, 1479-1483. 1479-1483 . Barcellona, vol. I, p. 282.

[2] Ibid., cit., vol. I, p. 282.

[3] Coroneo, Architettura romanica dalla metà del Mille al primo ‘300, Illisso, Nuoro, 2000.

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