Un portale dimenticato…

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Foto Google 2016 ©

Sulle sponde oschiresi del lago Coghinas, nella parte a nord, si trovano i poveri resti della chiesa detta di San Giorgio, in quello che era il villaggio di Balanotti, già noto da fonti come le Rationes Decimarum Italiae Sardinia.

Le notizie sul villaggio sono veramente poche, e da quelle che abbiamo possiamo trarre la conclusione che esso si svuoti attorno al XV secolo, a favore forse del villaggio di Castro, sede di diocesi dal XII al XVI secolo, che dista solo 6 km in linea d’aria; altri centri minori come Otti e Sas Ruinas (nome significativo, forse assegnato dopo l’abbandono del sito) seguirono la stessa sorte di Balanotti, a favore del centro già allora di maggiori dimensioni, ovvero Oschiri. Voglio inoltre sottolineare il fatto che anche l’intitolazione della chiesa a San Giorgio non è, ad oggi, suffragata da prove documentali, per cui sarà utile, a tal scopo, rinvenire negli archivi diocesani di Ozieri o di Alghero, notizie al riguardo.

L’unico elemento di notevole interesse è il portale, che risulta anche pericolosamente in bilico, e potrebbe crollare da un momento all’altro, causando ulteriore danno alla storia di questa chiesa e del villaggio medievale che la circondava. Il portale potrebbe effettivamente essere un’aggiunta posteriore (anche di secoli) alla fase d’impianto dell’edificio, di cui possiamo solo supporre la struttura, costituita sicuramente da una navata semplice di una ventina di metri circa, con un’addizione sul lato meridionale. Nel fregio su cui poggia il timpano è presente un’iscrizione di semplice lettura, ma di difficile interpretazione, almeno nella seconda parte:

HOC. OPVS. FECIT. FIERI. K. OPERARIVs (IHS) SANO. IGOZ. MROSMAG. EC. IGVIPAPORILGI  /  ALE.

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La sua decifrazione potrebbe esser utile per datare almeno il portale: sembra in ‘capitale latina’ quindi databile a partire dal Rinascimento, ma anche in questo caso potrebbe trattarsi di un’aggiunta posteriore alla realizzazione del portale. Al momento si può solo affermare che gli elementi e i decori che connotano il portale non rientrano negli ornamenti introdotti dal ‘classicismo’ rinascimentale e anche le proporzioni sembrano molto particolari. Forse varrebbe la pena cercare qualche fonte documentale che permetta di articolare un ragionamento di datazione.

Della chiesa sappiamo che la tradizione la vorrebbe “aragonese”, quindi di fondazione nel periodo che intercorre tra il 1297 e il 1479 circa; recentemente, da alcune fotografie dell’architrave, è stata letta una data completamente fuori da questi estremi cronologici, ovvero il 1608, ma altri epigrafisti non hanno confermato la presenza di questa data, la quale entrerebbe in conflitto anche con quanto detto sul fenomeno di abbandono del villaggio: avrebbe senso la costruzione di una chiesa in un villaggio disabitato? È pur vero che di chiese campestri abbonda il territorio, ma il sito dove insistono i miseri resti di San Giorgio è stato abitato fino al XV secolo, e non avrebbe senso una costruzione ex post.

Una pericolosa indifferenza avvolge questo luogo, e ha portato al suo quasi completo annientamento: il portale è l’ultima vestigia di un’epoca storica, il medioevo, che dovrebbe essere rivalutata, e aspettare il crollo di ciò che resta della chiesa, per poi magari veder sparire i conci lavorati che magari andrebbero ad abbellire le case di taluni, è veramente intollerabile. Un semplice intervento di prima tutela potrebbe essere quello di mettere in sicurezza l’area, con un’opera di puntellamento del portale: poi si deciderà cosa farne, se trasportarlo ad Oschiri e musealizzarlo, oppure lasciarlo in loco e valutare se ricostruire la chiesa.

 

In questa sorta di appello si sentano tutti coinvolti, non solo gli organi preposti alla tutela del patrimonio storico, culturale ed artistico, ma anche ogni singolo cittadino, che dovrebbe sempre vigilare affinché i siti di interesse siano adeguatamente custoditi e valorizzati.

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