La raccolta di fonti edite per la storia delle istituzioni ecclesiastiche medievali della Sardegna, sono fondamentalmente due: il Codice ecclesiastico per le relazioni fra la Santa Sede e la Sardegna, edizione curata da Dionigi  Scano, del 1940 (Arti Grafiche, Cagliari) e il  Codice diplomatico della Sardegna, edizione curata da Pasquale Tola e riedita dalla Carlo Delfino Editore nel 1984.

Da esse però spesso si ricavano notizie discordanti, o addirittura contraddittorie, segno evidente che necessiterebbero di una revisione profonda, con la verifica di ogni singolo documento riportato.

Una terza fonte fondamentale sono le Monumenta Germaniae Historica (MGH), una serie completa di fonti attentamente preparate e pubblicate per lo studio dei popoli germanici e, più ampiamente, dell’Europa; comprendono un periodo di tempo che va dalla caduta dell’Impero romano d’Occidente al XVI secolo circa. Queste fonti non si riferiscono tanto alla storia della Germania (che tra il VI e il XVI secolo ancora non esisteva come nazione), quanto piuttosto ai popoli germanici e ai regni romano-barbarici sorti alla caduta dell’Impero romano d’Occidente.

Ebbene, spesso capita che a un incrocio di dati, testi e citazioni, le discordanze tra le MGH e le due fonti precedentemente citate (CRSsS, CDS) siano purtroppo riscontrabili. In un’epoca lontana com’è il medioevo, poter fare storia con la certezza delle fonti è di capitale importanza, specie poi se ci si trova davanti a istituzioni, quali quelle come la diocesi di Castro, la cui storia ancora è molto nebulosa, per la quale sussistono lacune severe che tentiamo, passo dopo passo, di colmare.

Fatta questa breve premessa, riporto un caso a prima vista minimale di discordanza tra fonti, ovvero la differenza di un giorno nella datazione tra le MGH e le CRSsS e CDS.

Nell’ottobre 1248 papa Innocenzo IV scrive a un anonimo vescovo di Castro, ordinandogli di provvedere al versamento di 100 lire genovesi a favore del vescovo di Ploaghe, reso oggetto di violenti soprusi da parte degli ufficiali di re Enzo di Sardegna, riferendosi molto verosimilmente a Michele Zanche, vicario dell’Hohenstaufen, che per anni governò il Logudoro con poteri assoluti.

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MGH, Epistolae Selectae, 1248, p. 425. 

Non sappiamo come la questione si risolse, ma la nomina, nel giugno del 1249, di un nuovo Legato Pontificio per la Sardegna, fa sospettare che le condizioni politiche non fossero favorevoli alla Chiesa, la quale delegò al proprio rappresentante nell’Isola facoltà straordinarie, con l’incarico di difendere i religiosi perseguitati dall’Imperatore Federico II di Svevia, e di predicare la crociata contro di lui.

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Il cosiddetto Palazzo del Vescovo, nella cittadella di Castro.

La questione che riguarda da vicino la diocesi di Castro, oltre questi fatti generali, è riferita al destinatario anonimo della lettera di Innocenzo IV, quella di ottobre. Ebbene, sulle MGH la data riportata è il 21 ottobre 1248, mentre sulle altre due fonti viene riportato il 22 ottobre 1248. Il Turtas (1999) pone come data di morte dell’anonimo vescovo proprio il 21 ottobre 1248.

Attorno al 1248 ruotano almeno due vescovi: Torgotorio (ante 1231- post 1237) e Marzocco (ante 1259 – post 1269), con un arco cronologico davvero molto ampio, di massimo venti anni. In questo lasso di tempo il papa si rivolge a un eletto castrense, quindi nel 1248 la sede non è vacante; ciò nonostante la sospetta concomitanza tra la data apposta sulla missiva e la data di morte presunta del presule sussiste. In assenza di notizie ulteriori, è possibile posticipare la fine del regno di Torgotorio fino al 1248, proprio a quel 21 ottobre, ma rimane il fatto che non fu lui a ricevere la missiva; l’anno di insediamento di Marzocco, come già detto, non è noto, ma pare difficile anticiparlo di almeno undici anni dalla prima notizia che, ad oggi, ci è nota, e la sua particolare levatura intellettuale lo pone decisamente nelle condizioni di essere ampiamente documentabile.

Allora potrebbe essere verosimile che Torgotorio abbia retto la diocesi di Castro fino al 21 ottobre 1248, essendo lui il destinatario anonimo della lettera di Innocenzo IV che ignorava la sua morte, e che da quel momento, fino alla nomina di Marzocco, la sede castrense sia rimasta vacante. Ciò sarebbe giustificato anche dalla particolare situazione politica che attraversava la Sardegna, e specialmente la parte settentrionale, stretta com’era tra gli interessi pisani, imperiali, genovesi e vaticani.

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Quelle che possono apparire come questioni secondarie, come dicevo all’inizio di questo articolo, sono invece tasselli fondamentali per una ricostruzione storiograficamente perfetta di qualunque istituzione, sia essa civile o religiosa.

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