La parrocchiale di Oschiri, dedicata alla Madonna, sotto il titolo di Beata Vergine Immacolata, venne costruita nei primi anni del XX secolo, terminata nel 1907, sotto il governo del vescovo di Ozieri Filippo Bacciu e consacrata otto anni dopo, l’undici dicembre 1915, dal vescovo Carmelo Cesarano, essendo parroco don Gavino Melas. Come recita l’epigrafe di commemorazione, l’altare venne dedicato, oltre che alla Santa Vergine, anche a s. Giuseppe e a s. Demetrio vescovo e martire. Queste notizie sono tratte da un’iscrizione latina che descriveremo più sotto.

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La facciata, di semplice impostazione, si presenta tripartita da paraste in trachite, con la parte centrale, più ampia, che richiama ancora la tripartizione, con tre oculi, tre fornici e tre portali. Si affaccia sulla piazza in granito, circondata teatralmente da palme e si pone come sfondo a chi percorre la via principale del paese da ovest verso est. Due torri svettano ai lati della facciata, una con l’orologio e l’altra col campanile.

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Alla chiesa si accede attraverso il nartece e un’anticamera sulla destra, che ospita un’acquasantiera marmorea di particolare fattura, nel cui basamento sono raffigurati i simboli degli Evangelisti, il Leone alato di San Marco, l’Aquila di San Giovanni, l’Uomo alato di San Matteo e il Bue alato di San Luca: questo pezzo, esclusa la vasca dell’acqua, si dice fosse parte integrante del vecchio pulpito appartenente alla chiesa precedente quella attuale, la quale fu demolita perché fatiscente, come racconta il poeta satirico Domenico Antonio Migheli nella sua “Briga ‘e sos Santos”; è presente anche un gruppo statuario raffigurante Gesù che viene aiutato da San Francesco d’Assisi a scendere dalla Croce.

Entrando in chiesa, sulla prima colonna della navata destra si trova una lapide, scritta in latino, la quale recita:

A Dio, il più buono, il più grande e alla Beata Maria Vergine Immacolata questo tempio, con la spesa della Pubblica Amministrazione e le offerte dei fedeli, il reverendissimo signore Filippo Bacciu vescovo questo tempio ed il suolo eressero il giorno 7 settembre dell’anno 1907 e benedissero. Il reverendissimo signore Carmelo Cesarano C. S. S. R., vescovo di Ozieri, il giorno 11 dicembre dell’anno 1915, con tre altari dedicati alla Beata Maria Vergine Immacolata, a San Giuseppe Patrono e a San Demetrio vescovo e martire, con rito solenne consacravano e la affidavano alla cura e sollecitudine del signor teologo dottor Gavino Melas parroco.

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Della lapide stupisce l’assenza di menzione per la santa patrona di Oschiri, Santa Lucia. La martire siracusana viene festeggiata a Oschiri da più di 130 anni, assieme al vescovo martire san Demetrio, anche se non mi sono noti documenti che facciano risalire ufficialmente la celebrazione di s. Lucia alla fine degli anni Settanta dell’Ottocento. Sarà doveroso a questo punto chiarire il fatto, ritrovando le tracce più antiche dei festeggiamenti in onore di s. Lucia, anche per fugare l’ipotesi che il culto sia stato introdotto da qualche parroco nel corso degli anni, e che esso non abbia nessun’attinenza con la storia locale; ad accrescere ulteriormente le mie riserve concorre il fatto che nel territorio non sono presenti chiese intitolate alla martire, a differenza di s. Demetrio, che è guarda caso, la chiesa più antica di Oschiri (1168). Questo comunque non sminuirebbe l’affetto e la devozione che oggi gli oschiresi hanno sviluppato nei confronti di s. Lucia, ma per amore della Storia sarebbe giusto dissipare ogni ombra.

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Nelle navate laterali si trovano quattro altari raffrontati, tre con edicola e sacello anonimi che oggi ospitano la statua del Sacro Cuore (restaurata in maniera un po’ azzardata), una statua contemporanea del Gesù di suor Faustina Kowalska e la statua di san Giovanni Battista. Il quarto altare invece ha la particolarità di non avere l’edicola, ma una scultura ad alto rilievo raffigurante la gloria di san Giuseppe col Bambino in braccio: la figura di Giuseppe è monumentale, ed è inserito in una teoria di puttini che si affacciano dalle vaporose nuvole, e indica un angelo che sorregge la Basilica di San Pietro. La dedicazione dell’altare a san Giuseppe è ribadita dalle lettere “S J” e dagli strumenti propri del falegname, inseriti nel pluteo frontale.

ffghrgjrgn.jpgNell’angolo di nord-ovest si trova il fonte battesimale. Questo è l’unico pezzo per cui è certa la provenienza dalla chiesa esistente prima dell’attuale.

Infatti alla base della fonte si trova la scritta latina

TEOL IOHANNE MARIA BUA ECCLESIAE ET ANIMARUM RECTORE ANNO Æ C MDCCCXXIII

ovvero: “Teologo Giovanni Maria Bua, rettore della chiesa e delle anime [di Oschiri], anno dell’era comune 1823”.

Recentemente è stato riposizionato alla prima colonna di sinistra dal presbiterio il pulpito, di fattura comune e forse non originale in tutte le sue parti.

L’ampio presbiterio è delimitato dal recinto sacro, in marmo grigio, e vi si accede tramite tre scalini del medesimo materiale. La mensa attuale è stata posizionata nel settembre 2016, ed è realizzata da artigiani locali, con l’impiego di un paliotto inserito nel fronte, probabilmente ottocentesco, proveniente magari dall’arredo della parrocchiale demolita. Immaginesdfsdfsdfsdfs.jpgIl pulpito invece è di Immagine.jpgnotevole interesse, almeno per la scultura ad altorilievo che lo adorna: la scena rappresenta Cristo che insegna nella Sinagoga, ed è dell’artista piemontese Giuseppe Sartorio. Sartorio ha lavorato molto in Sardegna, realizzando lavori a Sassari come il monumento a Vittorio Emanuele II di Savoia in Piazza d’Italia o il busto di Umberto I al Palazzo Regio di Cagliari, come anche molti lavori al Cimitero Monumentale di Iglesias. L’artista morì in circostanze sospette nella notte tra il 19 e il 20 settembre del 1922, quando il piroscafo che da Olbia lo portava a Civitavecchia affondò. La morte presunta verrà dichiarata solo vent’anni dopo.

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L’altar maggiore è armoniosamente tripartito, con l’edicola centrale, più alta, che ospita la statua della Vergine Immacolata che pesta la testa del Nemico, e effonde i suoi raggi protettivi verso il basso, dove si trova il tabernacolo e, originariamente, si trovava il Crocefisso. Le due edicolette laterali sono impreziosite da due lunette dipinte con scene della Deposizione di Cristo a nord e la Nascita di Cristo a sud, entrambi di un tal G. Galeazzo, al momento sconosciuto. Su una parasta del lato sud del presbiterio si trova una lapide commemorativa del 1908 che rende omaggio a fra Bonaventura da Calangianus, il quale volle donare agli oschiresi l’altar maggiore, “monumento marmoreo della sua liberalità”.

Il coro è adibito a ripostiglio, sebbene in origine poteva sicuramente ospitare l’organo. Le due sacrestie sono prive di arredi originari, e ospitano quella a sud l’ufficio del parroco con i paramenti sacri mentre quella a nord funge da ripostiglio e da bagno.

yjdythjstyjsdtyjny.jpgSulla controfacciata è stata recentemente appesa l’opera pittorica dell’artista locale Costantino Fenu. Sono tredici quadri, ai quali ne verranno aggiunti altri, uniti a formare un grande quadro, che illustrano tutti i santi ai quali sono state dedicate le chiese oschiresi, campestri e cittadine.

 

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